Un’altra vittoria italiana al Second Chance!
Questa volta nella sezione Retro, un’idea che il socio di OGAE UK Gary Speirs ha trasformato in realtà nel 2003, quando ha avviato un viaggio a ritroso nel tempo per scegliere la canzone preferita da tutti i club OGAE tra i brani non vincitori delle varie selezioni nazionali per gli anni che avevano preceduto la nascita del Second Chance vero e proprio, la cui prima edizione si era tenuta nel 1987.
Un salto all’indietro che ci ha portato quest’anno a riscoprire voci e canzoni del 1966. OGAE Italy ha scelto come propria rappresentante dal Festival di Sanremo di quell’anno Caterina Caselli con il successo che le ha procurato un’enorme popolarità, “Nessuno mi può giudicare”, uno dei brani-simbolo della musica italiana degli anni Sessanta.
La vittoria di Caterina al Retro è apparsa evidente fin dalle prime votazioni, mentre all’epoca il suo secondo posto alle spalle di Domenico Modugno e di Gigliola Cinquetti con “Dio, come ti amo” fu una vera rivelazione.
Fino ad allora, infatti, questa ragazza non ancora ventenne proveniente dalla provincia emiliana (proprio come Milva, Iva Zanicchi, Orietta Berti, Carmen Villani e tante altre), nata a Sassuolo il 10 aprile 1946, aveva pubblicato soltanto due 45 giri che avevano ottenuto un moderato riscontro (“Ti telefono tutte le sere” nel 1964 e “Sono qui per voi” presentata al Cantagiro del 1965).
Al Casinò di Sanremo arriva da esordiente semisconosciuta tra tanti big più accreditati, seppure abbinata a un divo internazionale come Gene Pitney. A loro viene affidata la doppia esecuzione di “Nessuno mi può giudicare”, composta da Pace e Panzeri e scritta da Beretta e Del Prete, inizialmente proposta ad Adriano Celentano, che però aveva preferito portare in gara “Il ragazzo della via Gluck”.
Caterina – con lo sguardo e il sorriso da ragazza semplice e simpatica, con il piglio energico di chi si è fatto le ossa nelle balere della sua terra come voce di piccoli complessi rock e con un’acconciatura originale appositamente realizzata dai parrucchieri Vergottini che diventerà imitatissima – in pochi minuti conquista tutti dimostrando che anche le donne possono fare beat a pieno titolo.
Il suo è l’inno di una nuova generazione che vuole essere libera di scegliere nella vita e in amore senza dover subire giudizi da nessuno, ma anche il manifesto di tante ragazze che, in un’Italia ancora senza parità, diritto di famiglia e divorzio, non vogliono più sottostare a una morale retrograda che nel giudizio collettivo impedisce loro di avere gli stessi comportamenti dei coetanei maschi.
Caterina si ritrova catapultata sotto i riflettori e sulle copertine di tutti i giornali. Il suo 45 giri svetta in classifica, vende un milione di copie e si impone come il maggiore successo di una delle più belle edizioni del Festival.
Il rischio di rivelarsi una meteora viene subito sventato, la CGD coglie le potenzialità della cantante modenese e le confeziona brani in stili diversi con le quali attesta la sua duttilità, alternando sound energici a ballate romantiche. In pochi mesi arrivano tre hit all’altezza di quella sanremese: “L’uomo d’oro” (quarta al Disco per l’Estate), “Perdono” (con cui vince il Festivalbar e la Mostra di Venezia) e “Cento giorni”, oltre al suo primo album che sancisce definitivamente il suo soprannome in virtù dell’ormai iconico taglio di capelli: Casco d’Oro.
Viene lanciata come attrice nei celebri musicarelli dell’epoca che portano i titoli delle sue canzoni, conduce in tv il fortunato programma “Diamoci del tu” con Giorgio Gaber, diventa presenza fissa di trasmissioni e gare canore.
È nata una stella, come conferma negli anni successivi con titoli come “Sono bugiarda”, “Il volto della vita”, “Insieme a te non ci sto più” (che col tempo si afferma come un altro classico della musica italiana), “Il carnevale”, “Il gioco dell’amore”.
Nel 1970 sposa il discografico Piero Sugar e pochi anni dopo Caterina, in un periodo di flessione di vendite che la accomuna a tanti protagonisti degli anni Sessanta, si inventa una nuova carriera, quella di talent scout, manager e produttrice, che la porterà a guidare la Sugar, oggi principale etichetta indipendente italiana, e a scoprire e accompagnare al successo decine di artisti: per citarne alcuni, ricordiamo Pierangelo Bertoli, Paolo Vallesi, Gerardina Trovato, Andrea Bocelli, gli Avion Travel, Elisa, i Negramaro, Malika Ayane, Raphael Gualazzi, Madame.
Quello di “Nessuno mi può giudicare” rimane un messaggio attualissimo, ma noi non possiamo che giudicare con stima e ammirazione Caterina Caselli per tutto ciò che ha dato alla musica italiana, un personaggio davvero unico nel nostro panorama discografico.
Anche noi eurofans, nel nostro piccolo, le siamo grati per la vittoria che ci ha consentito di ottenere e che segue quelle di Marcella con “Montagne verdi” nel Retro 1972 e dei Ricchi e Poveri con “Che sarà” nel Retro 1971.
La sezione parallela Guest Jury Hits, riservata a paesi che in quell’anno non avevano partecipato all’Eurovision o non avevano organizzato una selezione, è stata vinta invece dalla Francia con un brano celeberrimo di Charles Aznavour, “La Bohème”, noto in Italia anche nella versione di Gigliola Cinquetti. Un concorso che ci ha sempre portato molta fortuna nelle edizioni in cui Sanremo non era utilizzato per la scelta dell’artista da portare all’Eurovision, vinto dai nostri rappresentanti ben sette volte.
A questo link il tabellone con i risultati finali.

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