
Icona, definizione oggi abusata, attribuita con eccessiva facilità.
Ma se c’è un personaggio della musica italiana a cui si addice questo termine è senza dubbio lei: Ornella Vanoni. Ornella, che ora non c’è più, ma resta con la sua voce, le sue memorabili canzoni, il suo stile unico.
Ornella ragazza, icona di un repertorio di nicchia che suscita l’interesse e la curiosità della critica e del pubblico, le canzoni della mala e le ballate dialettali, in scena a teatro diretta da Strehler.
Ornella icona dell’amore libero e vissuto con un’intensità inedita per le cronache dell’epoca, Gino Paoli nel cuore e nella mente, il matrimonio e un figlio con un altro uomo, una storia che rimane nell’aria per sempre, “Senza fine”.
Ornella icona di Sanremo, un palco mai davvero amato ma spesso frequentato, titoli rimasti nel tempo: il poker d’assi tra 1965 e 1968 con “Abbracciami forte”, “Io ti darò di più”, “La musica è finita”, “Casa bianca”. Poi “Eternità” nel 1970 e ancora “Io come farò” nel 1989, “Alberi” nel 1999 con Enzo Gragnaniello, “Imparare ad amarsi” nel 2018 con Bungaro e Pacifico. Abbinamenti che hanno fatto storia, come quelli con Orietta Berti, Marisa Sannia e i Camaleonti. Quattro presenze indimenticabili come ospite tra 2019 e 2023.
Ornella icona di Milano, la città delle sue radici, “bella con la nebbia, è un po’ una donna con la veletta”, una presenza insita nel suo modo di fare, di tacchi sul selciato e di vetrine storiche. Il comune l’ha insignita del Premio Milano Donna, l’università pochi mesi fa le ha attribuito quella laurea honoris causa in Musica, Culture, Media, Performance che «avrebbe fatto tanto felice i miei genitori». Ma al contempo, icona senza confini, capace di lanciare “Roma nun fa’ la stupida stasera” per la commedia Rugantino e di vincere il Festival di Napoli nel 1964 con “Tu si’ ‘na cosa grande”.
Ornella icona della canzone d’autore, non c’è protagonista della musica italiana che non abbia scritto per lei (o non ci abbia provato). Difficile ricordarne solo alcuni: Paoli, Lauzi, Mogol, Dalla, De Andrè, Conte, Fossati, Califano, Zero, i lunghi sodalizi con Bardotti e con Lavezzi, le collaborazioni internazionali, dall’album con Toquinho e de Moraes a quello con i grandi del jazz americano.
Ornella icona del canto, per il suo timbro inconfondibile, nasale e vellutato, per la sua capacità di interpretare con intensità ma anche con naturalezza, di rendere completamente sue le canzoni. Modello per schiere di nuovi talenti ma anche monumento arduo con cui confrontarsi.
Ornella icona di eleganza, slanciata e con una bellezza singolare, sofisticata, la preferita di tanti stilisti di grido, mai a inseguire le mode, sempre se stessa, unica e inimitabile.
Ornella icona per i giovani, simbolo di una terza età senza tempo, con la sua autoironia, l’umorismo pungente, la sincerità senza barriere, l’Ornella delle interviste imperdibili a “Che tempo che fa”, delle canne prima di dormire e della pipì impellente che fa svegliare di notte, delle irresistibili imitazioni di Virginia Raffaele. “Spudorata”, come si definì lei stessa, conturbante ma mai volgare, schietta ma mai offensiva, icona di emancipazione femminile, di donna indipendente. Ornella di “Toy Boy”, il successo del 2021 con Colapesce & Dimartino, pronta a giocare con se stessa e con la vita.
Ma su tutto, naturalmente, icona della nostra scena discografica, con 65 milioni di copie vendute, più di 100 album e raccolte, brani come “Senza fine” e “Cercami”, “Che cosa c’è” e “Tristezza”, “Una ragione di più” (grazie al quale OGAE Italy ha vinto il Guest Jury Hits per il 1969) e “L’appuntamento”, “Domani è un altro giorno” e “Dettagli”, “Musica musica” e “Vai Valentina”, fino a “Un sorriso fino al pianto” scritta da Francesco Gabbani; duetti come “La voglia, la pazzia” con Toquinho, “Più” con Gepy e “Ti lascio una canzone” con Gino Paoli, “Solo un volo” con Eros Ramazzotti; reintepretazioni che hanno reinventato e rilanciato titoli del passato, da “Un’ora sola ti vorrei” a “Mi sono innamorata di te”. Le rivalità costruite dalla stampa con le altre due regine, Mina e Milva, gli album degli anni Settanta e Ottanta sempre ai primi posti delle classifiche.
Ornella icona di vitalità fino all’ultimo, a scherzare sulla morte anche da Fazio lo scorso 2 novembre, data emblematica, e che è volata via così, in un attimo: «Tutta la vita sono stata passeggera e ho sempre cercato sentieri secondari». E tutti noi, su quei sentieri secondari costellati di capolavori, siamo stati fortunati a poterla accompagnare.
Eternità, spalanca le tue braccia, c’è una stella da accogliere.

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